PASPUCCIO PLEASE!

servizio e foto di ADA GRILLI

A Nuuk è arrivata la coda della bufera di neve e vento (ogni bufera ha una alta percentuale di vento se no non sarebbe tale) che per tre giorni aveva paralizzato il sud e la costa est della Groenlandia. Ho chiesto a Robert Peroni – uno scrittore italiano che vive in Groenlandia da 40 anni – come era la situazione a Tasiilaq sulla costa est. Lì la bufera era “il vento delle donne”, non il “pitteraq”. Quello è il vento degli uomini gelido e potente. A Nuuk credo che fosse il vento delle donne, volubile, passeggero, meno gelido?

Qualunque genere di vento sia, scendere dall’autobus e dover entrare nella bufera prima di raggiungere un posto al chiuso è una esperienza forte. Conviene pensare subito ad un posto chiuso dove riparare e controvento a testa bassa puntare diritto.
Il mio posto è il Caffè Pascucci, al Nuuk Centre. Nome tutto romagnolo e infatti – trovo su internet – è un marchio radicato lì, appena dopo Rimini, sul preappennino che ha ancora voglia di vivere e non di lasciarsi andare come tra gli anni ‘60 e ‘80 quando era fortissimo e irresistibile il richiamo della costa e delle città. Certo averci sbattuto il naso a Nuuk, la capitale della Groenlandia, è stata davvero una sorpresa. Dopo un anno in Islanda, territorio ormai tutto Illy-dipendente, trovare qui la piccola azienda romagnola/marchigiana è stato come sbarcare su Marte e trovarci un Caffè monomarca con un’insegna italiana (coraggio Pascucci! Schiaparelli ha tentato di atterrare su Marte proprio in questi giorni e non c’è ancora un buon caffè da quelle parti!).

Bene ha fatto dunque la piccola torrefazione di Montecerignone a puntare sulla Groenlandia, dove gli inuit sono forti bevitori di caffè e per giunta salottieri allegri e chiacchieroni, il popolo giusto per stare ore al bar o a casa in compagnia al “kaffemik”, una specie di rito del tè delle cinque con ospiti e dolcetti e gran caraffe di caffè. Ma bene ha fatto anche per aver creato un’atmosfera e una gamma di prodotti che del caffè sono complementari, le tazze, le caffettiere, e le creazioni di nuove bevande a base di caffè. Mi aspetto ancora di trovare il caffettone dei marinai romagnoli, che nei bar della riviera spopola. Ma il “paspuccio” intanto ne fa le veci e il neologismo è così tenero che non si può non provare. Per i groenlandesi è facile da ricordare perché nella loro lingua (l’inuktitut) le parole finiscono sempre con una vocale e di vocali anche doppie è pieno il lessico.
Go Pascuccio! dunque e dimentica la bufera fuori, che intanto forse è passata o forse anche no…

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GRANDE PICCOLA ISLANDA!

Testo e fotografie di ADA GRILLI

In Islanda da quasi un mese e già come a casa. Ad Akureyri – nel nord, 20.000 abitanti – non ci vuole molto a sentirsi bene. E io ho il mio da fare. Le Aurore Boreali soprattutto e il nuovo Osservatorio in joint venture con i cinesi (che nel Paese stanno mettendo radici con grosse imprese in tutti i settori), e poi la nuova rivista Icelandic Arctic Journal e il Cambiamento Climatico che qui è una priorità assoluta nell’agenda di tutte le innumerevoli associazioni e organizzazioni che dibattono sull’Artico. Perché l’Artico è una Regione del pianeta, geograficamente, economicamente e politicamente, insomma in tutti i sensi. E loro – islandesi, scandinavi, groenlandesi, faroeresi, russi, canadesi e alascani – lavorano insieme da anni ormai. Una lezione da imparare?
Unire le forze e lavorare insieme nel mondo per aree latitudinalmente pressoché omogenee, oltre le barriere nazionali, linguistiche, religiose, politiche ecc., insomma oltretutto quello che divide (che è tanto…)?
E altra lezione: l’umiltà di imparare da un paese piccolo piccolo con soli 350.000 abitanti e qualche anno fa messo ko da un sistema finanziario molto simile a quello che ha causato altri tracolli, una specie di domino forse non ancora partita chiusa. Grande piccola Islanda!

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GUARDARSI NEGLI OCCHI CON NUOVE CREATURE

Testo e fotografie di ADA GRILLI

Nessuno mi aveva mai insegnato a guardare gli uccelli e poi comunque, dove sono più da guardare? Caso mai da ascoltare e solo in primavera, sempre che il traffico, i rumori, il gran daffare ci permettano di drizzare le orecchie. Ebbene, ora che ho guardato negli occhi gli albatros dai sopraccigli neri nello stretto di Drake, e sono stata guardata e ci ho parlato, e sottolineo parlato, vorrei davvero dire a chi pensa che nei cieli io veda soltanto aurore boreali, che ho visto e guardato negli occhi anche gli albatros! E che dunque, se c’è un’altra cosa stra-bella da fare nella vita, alzando gli occhi, in posti lontani, è di fare un tratto di mare con gli albatros che volteggiano piano sopra la testa e si fermano a guardarti sotto. La seconda volta in Antartide, tre settimane or sono, mi ha regalato questa stupenda emozione! Chi non ci è andato nemmeno mezza volta, almeno sia consapevole di cosa si perde…

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Diario del silenzio (a meno 80 gradi)
I miei mesi d’inverno al Polo Sud
Tra il ghiaccio e le stelle

Testo e fotografie di ALEXANDER KUMAR

Ogni anno una squadra internazionale di scienziati affronta quel che potrebbe essere considerato il peggior inverno del mondo. Passa dieci mesi in totale isolamento – da febbraio a novembre, con il sole che a maggio scompare per tre mesi e temperature che raggiungono gli 80 gradi sottozero. Non si tratta di una vacanza e non è un’esperienza per chi ama le comodità.

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Corriere della Sera, 13 luglio 2014

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IN ANTARTIDE NON C’E’ DIO

Testo e immagini di Jo Stewart

Un sacco di gente sogna di “andarsene da tutto e da tutti”, ma poi sono pochi quelli che effettivamente investono i propri soldi per farlo. Attraversare l’Europa o il Sud-est asiatico zaino in spalla, o staccare in qualche isola tropicale per un momento di relax “approvato dalle guide” potrebbe dare i suoi frutti, per i benefici del cambiamento di ritmo, ma il limite è che sei ancora circondato da persone e da tutti i problemi che vanno insieme alle persone. Comuque, se maledici la società abbastanza a lungo, l’universo ti fornirà una via di fuga, casomai desiderassi percorrerla—o perlomeno è quello che è successo a me, quando mi è stata offerta l’opportunità di lavorare su uno yacht che stava filmando un documentario in Antartide.

Ho detto subito di sì, ovviamente, immaginando i maestosi panorami di ghiaccio roccia e mare, le orche che nuotano liberamente, i pinguini che amoreggiano in paesaggi così suggestivi che potrebbero essere accompagnati dalla voce narrante di Morgan Freeman. Ma la realtà di vivere nel settimo continente, l’enorme continente isolato, è molto diversa dalla fantasia dei ghiacci. Sì, la bellezza di quello che ti circonda è spesso ultraterrena, ma ci sono anche cose strane, crudeli, e decisamente terrificanti, che non vengono menzionate in nessun opuscolo. A volte, la colonna sonora dell’Antartide sono i Sigur Rós, altre volte una foca ferita che guaisce su uno sperone roccioso e ghiacciato. Ecco alcuni dettagli del mio viaggio che non finiranno in alcun documentario sulla natura.

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VICE NEWS, 26 settembre 2013

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Gareggiare coi cani da slitta

Più che uno sport: uno stato d’animo

Testo e immagini di Ada Grilli

Noi abbiamo cani da salotto, li teniamo al caldo e li cresciamo pigri. Loro hanno cani da neve, li tengono a temperature polari e li crescono per correre. Noi facciamo concorsi di bellezza per cani. Loro fanno maratone per cani da slitta da 1000 km e anche da 1000 miglia (che vuol dire 1600 km)!

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LE DOLOMITI BELLUNESI, Estate 2014

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Noi, i cani da slitta e le maratone nordiche

di Ada Grilli. Direttrice della Casa Editrice LEADING EDIZIONI. Bergamo

Anche ad Alta, 70° lat. nord in Norvegia, in estate c’è l’erba e riaffiorano le famose pitture rupestri sui massi levigati da secoli e secoli di abrasione dei ghiacci. E gli abitanti della regione vanno in bicicletta piuttosto che sugli sci e sulle slitte trainate dai cani. Ma chi alleva cani da competizione, non ha appeso al chiodo le slitte (e tantomeno i cani…), perchè gli allenamenti non possono avere interruzioni. Come si conviene ad atleti di razza. E allora, se non c’è la neve, si corre sul terreno che alle latitudini alte sarà ricoperto di muschi e licheni piuttosto che di erbe dal lungo stelo. E anzichè le slitte i cani traineranno dei pesanti quad (o ATV, come li chiamano nei Paesi anglofoni, ossia “all terrain vehicles“). Ma vacanze mai.

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QUOTA 864, giugno 2014

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LE AURORE POLARI

Effetti dell’attività solare

Testo di Ada Grilli

Com’è la vita in un Paese freddissimo, ma baciato dalle aurore boreali? Più colorata, più romantica, più estatica? Di certo lo è, complice all’80% quello spettacolare fenomeno fisico geograficamente circoscritto ai Paesi circumpolari, mediaticamente presente anche nei Paesi del Nord Europa e del Nord America, scientificamente indagato in tutto l’emisfero N e in misura assai minore anche in alcuni Paesi dell’emisfero S (Oceania per lo più).

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LE DOLOMITI BELLUNESI, Estate 2014

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Ultima fermata fine del mondo

Il gelo, gli iceberg, la dolorosa bellezza dell’Antartide raccontata dall’americano Joshua Ferris, ospite al Festival Letterature di Roma

La Repubblica – 05 giugno 2014

Se per trovare l’ispirazione ci vogliono paesaggi inconsueti e mezzi snob, questo giovane autore ha trovato entrambi. Ed ecco l’Antartide di Joshua Ferris.

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Il popolo amico delle renne

Viaggio tra i Sami, gli indigeni delle nevi. “A Umeå rinasce anche la nostra cultura”

Corriere della Sera – 9 febbraio 2014

Un bel servizio di Elisabetta Rosaspina sul popolo Sami della Lapponia, che vale la pena conoscere come una delle etnie più antiche e più ricche di cultura del nord Europa. Ora la città di Umeå, in Svezia, in occasione del titolo di Città Europea della Cultura 2014 raccoglie e diffonde la conoscenza di questo popolo. Eventi e occasioni uniche, lungo tutto l’arco del 2014, per un contatto deciso con il popolo delle renne.

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Ma che caldo al POLO NORD

Prima hanno sofferto gli orsi. Ora tocca alle renne. E agli uomini. Minacciati dai cambiamenti climatici. E dalla caccia al petrolio. Nell’Artico.

di MARK HERTSGAARD – L’Espresso, 13 febbraio 2014

I primi a essere minacciati dal riscaldamento globale sono stati gli orsi polari. Adesso è la volta delle renne. Man mano che le temperature dell’Artico s’innalzano il loro numero si riduce rapidamente. E secondo la commissione per il controllo dell’ambiente del parlamento britannico: “Complessivamente, sono diminuite di un terzo dal 1990”.

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Antarctica

‘Southern Light’ and ‘The Last Ocean’

di REBECCA P. SINKLER – The New York Times, 6 dicembre 2013

Antarctica is a life-changing place. From its first explorers to today’s hardy souls who live and work there, it has always drawn certain people to its austere and compelling majesty. If you go to Antarctica, it may or may not change your life. But what matters is that Antarctica itself is changing and, at the same time, changing us. These two books will first open your eyes to the staggering beauty of the place. Then they will chill you. At the bottom of the world, strange and terrifying things are happening miles above and beneath the icy surface, some of them understood, some not; many man-made, some irreversible and all determining the future of this last clean place on earth, and of earth itself.

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Google goes to the Antarctic

Researchers trek through icy conditions to add stunning new pictures of one of the world’s most remote areas to Street View.

di Mark Prigg – Daily Mail online, 30 gennaio 2014

Trekking through the Antarctic ice and snow is already a tough job – but Google has persuaded researchers to go the extra mile and do it wearing their special street View backpack. The search giant has revealed a major update to its Antarctic images, adding a range of hard to reach places. It persuaded researchers at the Polar Geospatial Center to carry the trekker, a 42 pound backpack with 15 lenses.

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Penguins in peril from climate change

Chicks are dying because of rainstorms and heatwaves, claim scientists

di Sam Webb – Daily Mail online, 29 gennaio 2014

Penguins are in peril because of extreme environmental conditions linked to climate change, research has shown. A pair of new studies highlight the plight of penguin colonies trying to cope with the effects of global warming in Argentina and Antarctica. At both locations, the beguiling birds face an uncertain future. Climate change is killing chicks from the world’s biggest colony of Magellanic penguins at Punta Tombo, Argentina, by increasing the rate of drenching rainstorms and heatwaves, say scientists.

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Photographs of ill-fated Antarctic mission seen for first time after scientists develop century-old box of negatives found preserved in the ice of Captain Scott’s hut

di Alex Greig – Daily Mail online, 29 dicembre 2013

Conservators in the Antarctic have discovered a box full of negatives taken by the ill-fated Ross Sea Party between 1914 and 1917, preserved in ice. A team from the New Zealand Antarctic Heritage Trust restoring an old exploration camp discovered the clumped-together cellulose nitrate negatives in a small box in Captain Robert Falcon Scott’s Cape Evans hut. The Ross Sea Party was marooned in 1915 after their ship broke free of its mooring during a storm. They weren’t rescued until 1917.

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NEL CIELO DIPINTO DI VERDE
L’atlante delle aurore boreali

Dalla Finlandia alle Lofoten: dove e quando assistere al fenomeno in Europa, America e Canada, passando per l’Islanda. Voli notturni e navi nell’anno più luminoso

di Carlotta Lombardo – Il Corriere della Sera, 11 gennaio 2014

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AURORA BOREALE: inizia la caccia

Carlotta Lombardo, Corriere della Sera.it – 13 gennaio 2014

Bussola a nord, per il più grande spettacolo al mondo. Nella lunga Notte Polare, nei mesi in cui il sole scompare totalmente oltre l’orizzonte, è iniziata la stagione delle aurore boreali. La più spettacolare di sempre. Gli astronomi dicono che il 2014 sarà un anno ottimo per le aurore, eccezionali tempeste magnetiche solari che sospingono nel cosmo folate di particelle energetiche tingendo di verde, rosso e viola le notti artiche. Si delineano all’improvviso come spirali, fasci di luce, trecce e giostre danzanti. Un fenomeno che in tutta la Scandinavia alimenta leggende (per gli inuit è la danza dei bambini morti, mentre i finlandesi raccontano la leggenda di una volpe che emana scintille con la coda) e safari fotografici.

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MIRACOLO AL POLO

Arte. Tecnologia. Bella vita. Un’università che attira studenti da ogni dove. E un’impetuosa crescita demografica. Così Umea, città svedese all’estremo nord del globo, si è meritata il ruolo di capitale europea della cultura 2014

di Federico Geremei – L’Espresso, 19 dicembre 2013

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L’ASSALTO AL TESORO ARTICO

Nel fondo del mare coperto dai ghiacci è nascosto un terzo delle riserve di energia del pianeta. E i russi sono decisi ad usarle. A ogni costo. Nonostante i rischi ambientali e le pressioni internazionali.
di Nicola Lombardozzi

Il Lukoil Terminal, la piattaforma petrolifera più a nord del mondo.

Da “Io Donna” – 26 ottobre 2013

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Clicca sull’immagine per ingrandirla

Per maggiori informazioni: http://www.corriere.it/ambiente/foto/09-2013/piattaforma/artico-greenpeace/greenpeace-assalta-piattaforma_990c103c-203b-11e3-8197-f40f962f8de4.shtml#1

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L’ITALIA RIAPRE IL LABORATORIO POLO SUD

In Antartide ha ripreso le attività la stazione italiana Mario Zucchelli, a Baia Terra Nova, che conduce studi sul clima e sulle cause dell’innalzamento della temperatura.
di Gabriele Salari

Da “La Famiglia Cristiana” – n° 46/2013

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DALL’EUROPA AL POLO SUD
Veleggiare e sopravvivere tra i ghiacci antartici

Testo e foto di Ada Grilli

 

Se oggi veleggiare in Antartide è una sfida con se stessi, alla fine del XIX secolo e agli arbori del XX secolo arrivare a queste latitudini e sbarcare, per esplorare e cartografare terre sconosciute, era un’avventura riservata a uomini fuori dal comune. Vediamo la storia di due di questi ardimentosi che hanno dato inizio all’entusiasmante epopea antartica.

Da “Nautica” – agosto 2013

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IN TRENO TRA I GHIACCI – Manitoba, Canada

Testo e foto di Ada Grilli

 

Quale idea più pazza che non prendere un treno tra i ghiacci, lontanissimo dai nostri Paesi ben temperati? L’idea invece non è affatto peregrina se la destinazione finale è una cittadina in Canada dove le strade non arrivano, ma arrivarci è un must.

Da “Quota 864” – giugno 2013

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Ora e sempre TUNDRA

I cambiamenti climatici trasformano i pascoli delle renne. E lo sfruttamento di gas e petrolio porta lavoro e infrastrutture. Ma i nomadi della regione sud-artica russa non si estinguono. Ecco perchè.

Testo di Jacopo Pasotti dal Distretto di Autonomo Nenets – Foto di Steve Morgan

 

Da “L’Espresso” – 20 giugno 2013

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UOMINI E CANI. UNA SFIDA ARTICA

Testo di Ada Grilli, foto di Grazia G.

Parte, anzi riparte la gara più impegnativa del nord Europa e una delle più dure al mondo. Si chiama Finnmarksløpet dove Finnmark sta per “territorio a nord del circolo polare artico”, dalla parte norvegese, quello che nei secoli passati era Lapponia e che oggi è tornato a chiamarsi col suo antico nome.

Da quelle parti il sole è tornato sopra l’orizzonte ormai da un mese e mezzo dopo quasi quattro mesi di buio, chi non ha cani da slitta è fuoriposto e se ha cani da slitta ci corre. Sia egli uomo o donna, non importa di che età. E se i suoi cani sono ben allevati, ben addestrati e ben amati, porteranno il suo musher al traguardo della Finnmarksløpet dopo 500 o 1000 km e 10 check points fino a molto vicino al confine con la Russia.

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C’E’ UN MISTERO NEL SOLE

Testo di Patrizia Francia e Ada Grilli

La sua attività rallenta. E si vedono più aurore boreali. Con conseguenze sul clima terrestre. Ecco cosa succede sulla nostra stella.

Brillamenti, buchi sulla corona e molte più Aurore Boreali. Questo ci si aspetta per il 2013 dalla nostra stella. Insieme a un rallentamento della sua attività: a oggi le osservazioni indicano infatti che il massimo del ciclo solare sarà meno intenso di quanto previsto, e il meno importante negli ultimi 100 anni. E gli astronomi sono in fibrillazione perchè questo potrebbe indicare che ci stiamo avviando verso la fine del corrente Grand Maximum di attività solare e verso un nuovo minimo, con importanti ricadute anche sull’ambiente terrestre.

Leggi qui il servizio sul settimanale L’Espresso del 07 marzo 2013

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QUASI IN CAPO AL MONDO…

29 gennaio 2013: il primo Osservatorio al mondo per la ricerca scientifica sulle Aurore Polari, fatto costruire nel 1899 dal fisico K. Birkeland (il tipo delle banconote norvegesi da 200 corone) è stato eccezionalmente riaperto per me e Grazia, in condizioni climatiche quasi impossibili. Su uno sperone di 904 metri, un vero “nido d’aquila” che si affaccia sullo splendido Kåfjord (Norvegia) e su una distesa di bianco arruffata da venti tremendi, verso gli altri punti cardinali. Orizzonte aperto a 360°, temperatura intorno -26°, latitudine 69° 56’ nord. Una grande emozione, un grande freddo, un brivido avventuroso perché la serratura della porta era ghiacciata e il rifugio pareva impenetrabile, ma ne valeva la pena.

Leggi qui il servizio sul quotidiano L’Eco di Bergamo del 10 febbraio 2013

E ora… vola in Norvegia a vedere le aurore che ho lasciato là!

www.visitnorway.com/it

A. Grilli, Aurora a corona, Tromsø, gen. 2013

L’antico Osservatorio del 1899 (sullo sfondo) il 29 gennaio 2013; in primo piano l’Osservatorio del 1912

Lo scienziato norvegese K. Birkeland a imperitura memoria sulle banconote in corso da 200 corone

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IN TRENO TRA I GHIACCI

Testo e foto di Ada Grilli

Quale idea più pazza che non prendere un treno tra i ghiacci, lontanissimo dai nostri Paesi ben temperati? L’idea, invece, non è affatto peregrina se la destinazione finale è una cittadina in Canada dove le strade non arrivano, ma arrivarci è un must. Naturalmente ogni must è relativo, e in questo caso bisogna amare fortemente gli animali, poi tra gli animali bisogna voler conoscere da vicino gli orsi polari, infine, bisogna voler sopportare lunghe distanze dal nostro Paese per volare in Manitoba e poi proseguire verso nord, rigorosamente via terra, fino a Churchill. Ecco perché ci vuole un treno.

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Caccia alla vita nel lago nascosto tremila metri sotto i ghiacci perenni

di Elena Dusi, La Repubblica, 10 dicembre 2012

Fin dove può arrivare la vita? Mentre un robot analizza il suolo di Marte alla ricerca di molecole organiche, un’altra battuta di caccia sta partendo in Antartide. Nella lente c’è un lago sepolto sotto tre chilometri di ghiaccio, composto da acqua purissima a una temperatura che sfiora lo zero. Lì in fondo la pressione è di trecento atmosfere, non penetra un raggio di luce e ogni contatto con il mondo esterno è stato tagliato centinaia di migliaia di anni fa.

Eppure nel lago Ellsworth, nella zona ovest dell’Antartide, ci si aspetta di trovare tracce di vita. Anche in condizioni così estreme è possibile infatti che dei batteri riescano a sopravvivere, succhiando l’ossigeno dall’acqua e le rare sostanze chimiche che si sono depositate sul fondo del lago. Se la vita può accontentarsi di così poco, diventa allora meno improbabile che la scintilla sia scoccata anche altrove nello spazio. Per esempio su Europa, un satellite di Giove con un oceano ricoperto dalla superficie gelata. O su Mercurio, la cui faccia in ombra ha appena rivelato un enorme mare di ghiaccio.

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DALLA SVEZIA ALLA NORVEGIA

Testo e foto di Ada Grilli

In tempi di accese discussioni su tav o no tav, un’esperienza in treno “slow” sugli stessi binari delle palline di ferro che da Kiruna, nella Lapponia svedese, si sversano sul mondo intero

Il fascino delle stazioni è senza tempo. Ma stiamo attenti a non esagerare con le romanticherie in terra italica, dove treno significa anche pendolari e pendolari significa anche dolori. All’estero, invece, si può osare e sostenere che treno è bello, treno è adagio, treno è lento e romantico. Ho ripercorso una parte della Lapponia, la porzione della Scandinavia dal Circolo Polare Artico in su, tutta in treno dalla Svezia alla Norvegia, per la precisione da Kiruna a Narvik. Kiruna: in poche città al mondo, se si escludono zone di guerra o risvegli improvvisi di vulcani, la notte risuona di scoppi regolari. È una città che ti sveglia di notte con potenti botti non te la puoi dimenticare. Nel nord del mondo capita. Vuoi a causa degli orsi vaganti da spaventare con qualche colpo a salve, vuoi a causa dell’attività mineraria da incrementare aprendo nuovi buchi. Si fa di notte appunto, con meno gente in giro.

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NEL PAESE DI ORSI E INUIT

Testo e foto di Ada Grilli

Orsi & inuit. Dei primi si sa che sono “votati” all’estinzione, dei secondi quasi nulla dato che sono in pace e ci lasciano in pace, almeno di questi tempi in cui veniamo a sapere solo di popoli ed etnie che si fanno e ci fanno del male. Ma presto o tardi si estingueranno anche loro.

Interessa saperne qualcosa di più? Andiamo a curiosare in un paio di località dell’artico canadese, in quella Baia di Hudson che si incunea nel Paese come un Mediterraneo in Europa, un grande mare- più che baia- a forma di sacchetto che di solito a novembre è completamente gelato e sulle cui coste hanno ” nidificato” alcune migliaia di inuit, mentre su tutto lo specchio ghiacciato scorrazzano alcune migliaia di orsi polari. Zoomiamo ancora su Churchill e poi su Arviat. Ci appaiono due cittadine pressoché della stessa taglia, la prima di radici anglosassone, la seconda 100%inuit.

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UN VIAGGIO LONTANO PER LE AURORE BOREALI

Testo e foto di Ada Grilli

Sono partita per Yellowknife, Canada, Territori del Nord Ovest, come spinta da una molla. L’urgenza erano le aurore sopra il cielo di Yellowknife. Infatti già due anni non vedevo più aurore e ormai mi mancavano davvero, perché un’aurora quando la vedi ti si pianta nella testa e nel cuore, soprattutto se la prima volta l’hai assaporata fino in fondo senza vani tentativi di fotografarla.

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VOGLIA DI NORD EUROPA. PROPRIO ADESSO CHE VIENE IL FREDDO!

 

Testo e foto di Niccolò Bonini Baraldi e Gunnar Hildonen

 

Certe volte i viaggi non premeditati, i cosidetti viaggi ‘last minute’, quando insomma decidi di partire da un momento all’altro, si rivelano più ricchi e divertenti del previsto. Una scappatella nel nord della Norvegia, a Tromso, può essere l’ideale per rinfrescarsi un po’ le idee e fare uno stacco deciso con gli impegni di lavoro.
E cosi’ sono partito da un momento all’altro, zaino pronto e via, nel bel mezzo dell’autunno. Non proprio una stagione da vacanza, ma niente paura nè ripensamenti. Quando poi sei là respiri subito un’altra aria, ancora di più senza nemmeno l’ombra di turisti rumorosi e ingombranti.
Ed era da un po’ che mi mancava la Norvegia. Soprattutto il suo nord.

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2 Responses to “Reportages”


  1. 1 Angela giugno 7, 2012 alle 8:59 am

    Bellissimo, mi piacerebbe essere lì Angela

  2. 2 watchfreaks.wordpress.com aprile 8, 2014 alle 9:48 am

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